Zappini, tre generazioni di soccorritori

Notizie e informazioni5 Novembre 2026
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È il 1° luglio 1956 e due eventi sono destinati a segnare la vita di Eligio Zappini, custode forestale classe 1930, da sempre appassionato di montagna. Il primo, determinante, è la nascita del figlio Maurizio. Il secondo, altrettanto cruciale, è l’inaugurazione di una nuova Stazione di Soccorso Alpino a Rabbi, paese dov’è nato e cresciuto.

Due eventi destinati ad intersecarsi e ad alimentarsi l’un l’altro, dando vita ad una tradizione famigliare rara e preziosa. Eligio è infatti fra i 21 soci fondatori della Stazione di Rabbi, partorita quell’estate dall’entusiasmo del maestro Enrico Albertini, capace fin da subito di radunare attorno a sé uomini tanto amanti della montagna da volerne servire i sentieri venendo in aiuto a chi ne aveva più bisogno. Il primo intervento di Stazione, tuttavia, non ebbe niente a che fare con il mondo alpinistico. Il 22 dicembre 1956, i soccorritori alpini di Rabbi furono fra il personale impiegato per recuperare i corpi del disastro aereo del Monte Giner, nel comune di Ossana.

“Immagino sia stato impegnativo per loro, sotto tutti i punti di vista. –  racconta Maurizio, figlio di Eligio – Un po’ come per me lo è stato il primo intervento da unità cinofila, negli anni Ottanta. Si trattava di una valanga sulla Mendola e abbiamo impiegato tre giorni a cercare un travolto che non si trovava. Mi ha impressionato dover desistere, non riuscire a portare a termine il lavoro e dover aspettare la primavera affinché il corpo di questa persona venisse restituito dalla neve discioltasi”.

Maurizio Zappini, sulla scorta del padre, è entrato nel Soccorso Alpino a vent’anni, “anche se ho dovuto superare un periodo di prova di altri due” precisa. Allora, si entrava per passaparola e conoscenze, ma soprattutto per voglia di mettersi in gioco in un periodo durante il quale la frequentazione della montagna continuava a cambiare velocemente, così come le tecniche messe in atto per soccorrere.

“Volevo provare cose nuove e nel 1981 entrai a far parte del primo gruppo cinofilo del Trentino”. Un impegno, quello come UC, portato avanti da Zappini per ben dieci anni. Tant’è che Franco – figlio di Maurizio e nipote di Eligio, che proprio in quel 1981è nato – ricorda ancora lo scodinzolare di Cunz per casa. “Il Soccorso Alpino tuttavia mi ha sempre affascinato maggiormente per il suo lato più tecnico. – spiega Franco – Sono cresciuto in Stazione, con la squadra che mi portava talvolta ad assistere a qualche esercitazione e con Roberto Misseroni come punto di riferimento per tutti”. Compiuti i diciott’anni, Franco avevo due obiettivi principali: l’esame della patente e le selezioni per entrare nel Corpo. Il tutto sotto lo sguardo vigile e attento di papà Maurizio, eletto capostazione proprio nei primi anni 2000 (carica che ricoprirà per ben sedici anni).

“Anch’io avevo avuto una predisposizione piuttosto precoce per il soccorso. – racconta ridendo quest’ultimo – A 13 anni facevo il pastorello nelle zone del lago di Sternai e un giorno ricordo di aver accompagnato una comitiva di escursionisti provenienti da Trento: volevano raggiungere Cima Rossa e mi chiesero di aiutarli. Ad un certo punto uno di loro scivolò verso un crepaccio ma ebbi la prontezza di tendere la corda con cui li avevo legati. Uno di quegli escursionisti, il dottor Mauro De Concini, celebre oculista, ancora se lo ricorda!”.

Così come Eligio, il quale, dopo aver prestato silenziosamente servizio dal 1956 al 1990, ha deciso di lasciare quell’anno il proprio posto alle nuove leve che bramavano di entrare, allo stesso modo Maurizio, compiuti i canonici settant’anni, ha dovuto farsi da parte. “Ma senza smettere di aiutare come collaboratore – precisa – oltre che di prendere parte ad alcuni aggiornamenti che reputo necessari, come il BLSD ottenuto proprio ieri”. A continuare la tradizione della famiglia Zappini resta dunque Franco, che dal 2021 è anche delegato di zona per le Valli di Non e Sole.

Ma, nella memoria di Maurizio, il dono più grande che il Soccorso Alpino ha fatto loro è quello di poter festeggiare i 50 anni della Stazione di Rabbi assieme, nel 2006: Eligio come simpatizzante, Maurizio in qualità di capostazione ormai affermato e Franco nelle vesti di nuova leva, entrato nel corpo da appena sei anni. Una foto che negli album manca, perché nessuno ha mai scattato. Ma che resta indelebile nel cuore di chi c’era.

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