Ricerca dispersi: esercitazione congiunta ad Aldino in Alto Adige

Notizie e informazioni1 Novembre 2026
2 minuti di lettura

Simulata la ricerca di una famiglia di quattro escursionisti tra Aldino e il Corno Bianco. Testate procedure, coordinamento e tecnologie avanzate

Si è svolta sabato 31 ottobre, ad Aldino, un’importante esercitazione congiunta dedicata alla ricerca di persone disperse in ambiente montano. Circa 80 operatori - tra cui soccorritori delle Stazioni Val di Fiemme, Rotaliana bassa Val di Non, Paganella Avisio e San Martino di Castrozza - sono stati impegnati nella simulazione della ricerca di una famiglia di quattro escursionisti – due genitori e due bambini di circa dieci anni – che, dopo essere partita per un’escursione tra Aldino e il Corno Bianco, non aveva fatto rientro.

A rendere particolarmente significativa l’esercitazione è stata la collaborazione tra diverse realtà del soccorso: in campo le unità del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) dei servizi provinciali dell’Alto Adige e del Trentino, il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Merano e Silandro con unità cinofile, le unità cinofile del CNSAS, i Vigili del Fuoco volontari di Aldino, l’elicottero della Guardia di Finanza di Bolzano e la Protezione Civile.

La zona individuata per la ricerca, nei pressi di Malga Schönrast, si trova infatti in prossimità del confine tra Alto Adige e Trentino. Un contesto che ha permesso di simulare una situazione nella quale la collaborazione tra le strutture di soccorso dei due territori può risultare determinante.

Un vero centro di coordinamento per la ricerca

La gestione dell’esercitazione è partita dal Centro Coordinamento Ricerca (CCR), allestito presso la caserma dei Vigili del Fuoco volontari di Aldino. Qui si sono concentrati i responsabili delle operazioni: il Capostazione del CNSAS Bassa Atesina, i coordinatori e i tecnici di ricerca, oltre al personale di collegamento con la Guardia di Finanza e i Vigili del Fuoco.

Il compito del CCR è quello di raccogliere e organizzare tutte le informazioni provenienti dalle squadre sul terreno e di indirizzare le operazioni di ricerca. La zona primaria è stata quindi suddivisa in diverse aree, assegnate alle squadre impegnate sul campo.

In totale sono state impiegate 12 squadre, composte da tre a cinque soccorritori ciascuna. Nel corso dell’esercitazione hanno individuato numerosi reperti riconducibili alla famiglia dispersa, precedentemente collocati sul terreno dagli organizzatori per simulare gli elementi che potrebbero essere ritrovati durante una ricerca reale.

Dalla ricerca a piedi alle tecnologie

La ricerca sul terreno è stata effettuata attraverso l’osservazione visiva delle aree assegnate, lungo sentieri e strade forestali, con il supporto delle unità cinofile e dei droni della squadra specializzata del CNSAS.

A supporto delle operazioni è intervenuto anche l’elicottero della Guardia di Finanza di Bolzano, dotato di un sistema denominato IMSI Catcher. Si tratta di una tecnologia che permette di individuare dall’alto i telefoni cellulari presenti in una determinata area, fornendo così un possibile punto di riferimento per localizzare persone disperse.

Due squadre di soccorritori sono inoltre state trasportate in elicottero nella zona di ricerca, con l’obiettivo di allenare anche le procedure di imbarco e sbarco dal mezzo in condizioni operative.

Particolare attenzione è stata dedicata anche alla gestione digitale della ricerca. Ogni soccorritore ha registrato attraverso un’applicazione i propri movimenti sul terreno. Le tracce GPS vengono acquisite automaticamente dal sistema e riportate su una cartografia digitale. In questo modo, il Centro Coordinamento Ricerca può verificare in tempo reale quali aree siano già state effettivamente percorse e con quale grado di copertura, decidendo se una zona può essere considerata bonificata oppure se debba essere nuovamente controllata. Si tratta di strumenti particolarmente importanti nelle ricerche di persone disperse, dove possono essere coinvolti numerosi operatori e dove le operazioni possono protrarsi anche per più giorni.

Testare in tempo di pace per essere pronti nell’emergenza

L’esercitazione, iniziata alle ore 9 e conclusasi nel primo pomeriggio con il debriefing generale, ha permesso di verificare non soltanto le singole capacità operative, ma soprattutto il coordinamento tra le diverse strutture coinvolte. L’esercitazione ha consentito di mettere alla prova sul terreno uomini, mezzi e tecnologie in condizioni controllate, senza la pressione e l’urgenza che caratterizzano una ricerca reale. Proprio questo è uno degli obiettivi principali di esercitazioni di questo tipo: verificare le procedure, testare le tecnologie disponibili e individuare eventuali aspetti da migliorare quando non è ancora in gioco la vita di una persona. Perché, quando arriva una vera emergenza, ogni minuto può essere prezioso.

Alberto Borile, responsabile gruppo ricerca CNSAS Alto Adige: “Siamo soddisfatti dello svolgimento di questa esercitazione congiunta, soprattutto per il fatto che provare l'emergenza in “tempo di pace” ci permette di allineare le metodologie di ricerca tra organizzazioni diverse, di conoscerci e di avvicinarci così sempre di più al grado ottimale di impiego delle risorse disponibili, per il bene di chi ha bisogno del nostro aiuto.”

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